sabato 30 ottobre 2010

LA PALLIDA PIANISTA







L’eburnee piccole mani
fuggivano lievi, correndo,
fremendo sui lucidi tasti
volavano. Sfiorata. Dalle agili,
magiche dita destata dal sonno
la bianca tastiera vibrava
di garrule note in tripudio
nell’aria commossa con mille
faville qual vivida fiamma
salivano, ardenti tremavano
un attimo breve, poi lieve
di suoni una pioggia fatata
dorata pareva discendere,
dall’alto e al cuore fluire,
fasciarlo radiosa in morbido
e tenue calore.
..........................Il mio sguardo
immobile era fisso nel dolce
carissimo viso. Vedevo
la pallida fronte, gli intenti,
sereni occhi suoi, le gote,
le labbra rosate, i bruni capelli
fulgenti in un’ala di luce …
Armoniosa arcana dolcezza
mai conosciuta sentivo salire
nell’anima muta, vaporosa,
sfumare nell’eco di tremuli
suoni: nel vuoto, nel nulla
d’intorno svanivano tutte
le cose. Poi sùbito, tacque
improvviso il soave concènto
e leggère fuggendo sull’ali
del vento le ultime note,
volse su me le sue grandi
pupille e in quell’attimo,
incanto d’un’ora divina,
mi parve rivivere tutto.












giovedì 7 ottobre 2010

SCHELETRO SENZA FALCE



    ..



    Quasi tutti gli umani hanno paura della Morte,

    ma io ho visto un’immagine di Vita:

    era una forma giovane di donna,

    come quella che al Piacere invita,

    teneva un po’ rialzata la sua gonna.

    Era la Morte: bruna fanciulla che mi si mostrava.

    Quali luoghi comuni della falce

    e lo scheletro curvo? Ella era bella

    e aveva gli occhi d’un marrone opàle.

    In questa vita in cui l’uomo è nemico

    anche del fratello, passa nei sogni dell’età fiorita.

    Ci sorridiamo estatici. Dopo tant’anni,

    quando ride bruta la vita, con quell’invito

    perfido bugiardo, tutta tossico e cicuta,

    ora senti arido battere il cuore una volta

    gagliardo: diventan bianchi i tuoi capelli

    neri e di veleno s’imbevono i pensieri;

    amaro piangi, o sempre ridi: dinanzi

    al mondo curvi la tua fronte, e all’anima

    comandi: ridi, ridi anche se muore

    chi ti vuol più bene, ma dentro il petto

    sanguina il tuo cuore; ed il tuo riso

    è un riso di dolore. Disperando di te,

    della tua sorte invocherai un angelo

    pietoso, e sognerai l’oblìo sol nella morte,

    sol nella morte l’ultimo riposo. E la morte verrà,

    bellissima, ridendo alla tua stolta preghiera.

    Cinta di crisantemi e semprevivi ti passerà

    daccanto lieve lieve come sudario

    d’intangibil neve, schernendoti dirà: stupido, vivi!


    Danzavano una ridda senza fine intorno

    a quella le Ore tempestose; di sangue

    si tingevano le cose della notte nell’ultimo

    confine. Ai suoi piedi orchidee illanguidite,

    eran di foglie gialle ed appassite, ed era il Sogno,

    la Gloria e la Sorte: Ella rivolse al ciel livido

    e nero il supremo e terribile pensiero,

    poi cadde in mezzo a quelle cose morte ….


    Ella passava avvolta in bianchi veli,

    muta il volto di cera e l’occhio nero,

    per la strada che mena al cimitero,

    ghirlandata di pallidi asfodeli. Ella

    passava nei notturni geli con passo

    uguale, tacito e leggero, il corpo eretto,

    rigido e severo, mentre bagliori ardevano nei cieli.


    Supplicando una grazia, ai suoi ginocchi

    sfilava una funerea lunga schiera, uomini

    e donne d’ogni età senza lampi di lacrime

    negli occhi; con lunghi sguardi di preghiera,

    singhiozzi che gridavano: pietà.- E una voce

    gentil, voce di pianto, conosco – mormorava –

    ogni dolore, sono stanco di vivere e soffrire …

    E un’ altra: col mio bimbo al camposanto

    ti prego lasciami dormire! – Col mio amore,

    col mio povero amor fammi morire!...


    E’ triste il cielo, oggi nereggia una gran nube.

    Pioverà. Come son tetri i monti senza sole.

    L’anima è triste, l’anima non vuole andare

    con dimessa fronte: vuole innalzare sugli stolti

    come sopra un altare, la mente e il cuore.


    Dall’alta vetta che il sole bacia e indora

    in un saluto all’abisso profondo e spaventoso,

    lo stagno putrido s’imperla di vividi riflessi

    e di scintille, se vi penetra il riso di un’Aurora.

    La tua vita è la vita un profumo dolcissimo

    inebriante e la morte non vien gelidamente

    a turbare il tuo sogno dall’oblìo …



    -

    sabato 14 agosto 2010

    PARLO DA SOLO


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    -
    Perchè parlo da solo e dico questi
    tristi pensieri? Avrai dimenticato
    il mio linguaggio: tra innumerevoli
    voci della vita non potrai riconoscere
    il suono della mia. Così le mie parole
    si perdono, nel mare, lievi pallide
    sabbie, eppure, un tempo non lontano,
    prima che luce fosse, amore mio
    nel cuore stornellava gioia d’un dono.


    La tua anima ardeva del mio stesso
    desiderio di fiamma ma, in adesso,
    non riconosco più ciò che m’appartiene,
    mendicando chiedendo ai sognatori,
    con supplichevoli versi ov’è il mio bene.


    Ignorato per sempre, langue e sospira
    forse al mio fianco. Tu sei illusione
    eterna, che illumina ed indora gli occhi
    melanconici d’un pietoso mondo,
    Dio non vana speranza ma certezza,
    sorridimi per sempre, sin’a mia morte,
    facendo ‘sì ch’io muoia in te inebriato.









    --

    giovedì 8 luglio 2010

    GONDOLIERE...MARIN

    -



    La pace è con te nella nera cappella,
    che t’ha offerto ipocrito il marito,
    della tua amata sorella? Per te s’è arrestata,
    dal momento che hai smesso il respiro,
    l’ora? Pace da quel tempo in grembo
    all’isoletta che tace! Fossi anch’io
    a dormire con te nell’oblìo, Rosetta!
    Mie ceneri nell’urna con aleggiar di canti,
    ma in essa non è la pace; e dall’orlo,
    come da una fosca rupe, m’affaccio
    ai lucidi piani di giorni lontani.

    E’ l’ora che il sole nell’onde le chiome
    dorate nasconde l’affanno dell’ora soave!
    La campana suona l’Ave. . Monaco, ritorna
    a pregare nella chiesa dei Frari: anch’io
    la sera, ma innanzi ai liberi cieli, recito
    la mia preghiera. .Monaco, torna a pregare
    ai piedi dell’altare, ma lasciami riposare
    sotto il fiorito oleandro, sull’orlo del mare.

    Io tuo gondoliere, nel silenzio distesa
    sul letto dell’ampia laguna veneta, irta
    di cipressi e bruna isoletta romìta, drizzo
    il mio lucido rostro, profugo di vita;
    e la pala del remo, incontro alle umide brezze,
    immergo nell’acqua al ritmo delle mie tristezze.

    Dal giorno segnato dal fato è trascorso
    un secolo o un’ora.? Il cielo è come allora, ..
    il mare è come allora; e l’isola ancora
    si stende nel silenzio, e sottile taglia
    il campanile come una lancia il sereno;
    e getta il sole, che pende sull’orizzonte,
    una striscia di faville d’oro sul piano turchino.

    Allora ero il suo pilota: adesso nereggia
    il cuscino nella gondola vuota! E vuota
    com’essa è la vita: una eco oziosa, uno
    specchio di cosa svanita. Solo da te torno
    bruna isoletta, ove un dì sul quadrante s’arrestò
    la lancetta della mia vita. Invano sul grande
    settore dei cieli succede al sole la luna,
    al tramonto l’aurora…Ma nell’isoletta bruna
    la mia morta lancetta segna sempre quell’ora.


    14 Luglio 2010

    giovedì 3 giugno 2010

    VITTORIA


    .

    Svanire.


    Dovrà passare questo

    tempo terrestre

    di distruzioni e guerre maledetto

    dagli egoisti umani generate.

    Per ricongiungerci

    finalmente a Lui con Loro . . .



    Tornare.



    Laddove non Spazio,

    non Tempo, non Luogo, non Dove

    sono esistiti mai.



    Restare.



    Al nostro vero posto,

    spalto di posizione, nostra

    naturale trincea nel TUTTUNO.



    Non mi sento

    disertore di parte:

    né son stato, da umano,

    ricordo!



    Adempiuta

    Contingente Esperienza LuceMateria,

    per cause, forse, non nostre

    (o nostre)

    prego, spero, combatto

    ché termini la Prova dei Valori

    con vittoria sul Male

    con il Bene.


    La Forza delle Forze sia con noi.


    Nella piena Luce

    dell'Eterna Alleanza.





    sabato 15 maggio 2010

    SHOCK

    .
    .
    Umanoidi, noi, senza Krishna(1)
    .
    senza Pushpaki(2) senza più sesso.

    Quando stilammo

    il nesso d'essere viaggiatori

    del creato,

    spesso di Chi- io -so,

    affiora il senso del nessuno

    mi perseguita il nulla . . . Adesso

    è la fine del saggio: esperimento

    riuscito, o ricontinua il viaggio.




    Quando l'età ci preme, dopo

    il programma di coartata

    riprocreazione,

    da noi chiesta giammai . . .

    Noi, lentamente, noi ci disgreghiamo

    del carbonio umancorpo:

    preghiamo sempre per essere immortali,

    senza ricordo, ché già noi lo siamo.




    Noi non siamo mai nati !

    E' questo un viaggio senza confini

    e paradossi australi, ora qui siamo,

    e labile il passaggio a ritornare

    laddove s'era prima. E mai morremo.


    Non tutti - maggior parte d'umani merita

    la sua Storia - abbiamo amato tanto !


    -
    03-08-2003

    --
    1 Divinità indù, conduttore delle anime verso Dio.
    2 Macchine volanti, astronavi.

    lunedì 19 aprile 2010

    Kénosi

    -
    File:8693 - Milano - San Marco - Antonio Busca, Crocifissione - Foto Giovanni Dall'Orto 14-Apr-2007 dett2.jpg

    .
    Alzò la testa

    dalla faccia altera,

    bella, pacata,

    verso il cielo azzurro;

    biondi i capelli,

    incoronati da spine lunghe

    e taglienti, del sangue

    umano suo,

    si stavano tingendo

    d’un rosso

    sempre più scuro-cupo

    e, andando

    verso il basso,

    sul torturato corpo

    crivellato di chiodi

    pretoriani,

    senza resistenza

    all’umano strazio.



    Poi forte chiamò: Elì,

    Elì, io muoio

    in una delle tante terre

    che Tu hai creato;

    ed è per Te ch’è stato necessario,

    koinòsis per amore,

    che io venissi ucciso da quest’odio,

    soffrendo come ora soffro io.



    Adesso, Padre mio,

    sarai placato!

    Ed Io sono, con Te per Te ed in Te,

    primitiva sembianza.

    Dopo avere compiuto

    Missione contro il Male,

    nel segno della Fede e della Santa

    Alleanza . . .

    ma d’odio e male n’è rimasto ancora
    --

    giovedì 8 aprile 2010

    IL PRIMO ESSERE SUPREMO - ch'é in NOI /con NOI /per NOI - salvìfica

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    Nostra mente fulgore e nostra forza,

    fa’ che tutti gli uomini possano essere eguali

    pur nei loro peccati.

    Non ci siano ingiustizie, guerre, tragedie,

    fame, eterno contrappasso della morte.

    Utopìe: sappiamo della sorte

    che hai promesso a noi tutti, e di fisiologico,

    di tutti, attiri e sempre aspetti

    da dove noi venimmo, ad ogni vita.



    Della Santa Alleanza, per la prova,

    si deve pur passare, per continuare

    a combattere le tenebre del Male,

    unque esso sia, nella Luce che ci desti allora,

    nella spirale dei cicli dell'Universo degli Universi.



    Delle Tue Chiese, del pianeta Terra,

    non sante, né infallibili: perdona gli uomini che le conducono.

    Ascolta questa preghiera di “nessuno”.

    Se non l’accetti, conducici serenamente

    e ineluttabilmente all’Apocalisse annunciata,

    considerando l’Esperimento fallito,

    nonostante l’innocenza dei nostri Condòmini,

    per la malignità del genere umano.









    -

    IOEDIO

    ---
    mano divina

    .

    Ho ripreso la mia strada inutile, da solo,
    pensoso, con un peso immane sulle spalle.
    Anima, perché piangi? Perchè abbandoni
    il tuo dolore a umana ipocrisia: ché ti consoli?
    Ma se han cuori di marmo, hanno povere
    menti ottenebrate, eppure additano beffando
    nel consolarti con sussurro pietoso: a tutti accade.

    Anima sciocca, taci. Parola che percuoteinsulta
    ben conosci oramai. Quando un canto d’amore
    in un singhiozzo tremulo si spegne, sul tuo dolore
    il ghigno cinico del mondo risuona. Quando
    nel terso azzurro un inno elevi che palpita di fede,
    che trema di speranze giammai espresse,
    repentinogelido tutto travolge un soffio di bufera.

    E resti sola, anima, e chiudi gli occhi per non più
    vedere. A fiordilabbra beffardo mormora il mondo:
    Credi, non inganni con false lacrime affanni.
    Perchè sul volto hai questo steril pianto?
    Il brutto è che la vita è bella: gli umani,
    che sanno amarla, hanno la fronte limpida
    serena, l’amara piega ignoran del tuo labbro.

    No, anima mia, non piangere, butta
    in un mare abissale il tuo tormento.
    Pensa solo al profumo d’eterne primavere
    mentre sei ancora imprigionata nel cadùco
    corpaccio di vecchio. Su questa terra breve
    è il tuo cammino. Alza la testa: in fondo
    ad occhi superbi, ai cinici meschini
    che ti deridono senza parlare, immobile
    fissa il tuo sguardo: li vedrai tremare.



    *

    mercoledì 7 aprile 2010

    TUTTUNO

    - --
    L’uomo dovrà .. rivoluzionare se stesso, il proprio pensiero e reintegrarsi in questa musica cosmica
    a tempo, in modo tale da mettersi in armonia con l’universo. Dovrà comprendere che il tutto è vivo
    e che egli è parte del t
    utto.

    -
    Primo
    Creatore
    d'Universo
    degli
    Universi
    vieni.

    Tu che Tutto
    sai
    che Tutto
    taci . . .
    dammi
    la Forza delle Forze
    e, con il bene,
    vinci !


    Pensante Immortale
    fa sperare
    la materia-energia –
    che a Te torni –
    dal probante viaggio –
    in Te, parte integrale,
    nell’Essere di Vita.

    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . post scriptum

    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . La vita:
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . un sogno
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . muore
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . nel vento,
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . torna luce
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . cantando
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l’essenza.
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Siamo
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . un unico
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . essere,
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . con il bene,
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . nessuno
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . può rubarci
    . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . il paradiso.


    *

    IL LENZUOLO


    .
    Vilipeso e pendente

    ridotto in carcassa per il suo

    troppo amore per tutti.


    . . . . il rullio dei tamburi

    si fondea col fragore

    del tuono e del sisma.


    Ecce homo, ecce inri.

    Ubi homo non erat . . . In ri-

    torno col trino tutt'uno,


    nel padre, oltre il tempo

    oltre gli universi. Dove

    non sono luoghi, non limbi.


    Dopo, con calma, ripresero

    il corpo. Ad umani lasciando

    il lenzuolo, la fede, la morte.
    *